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L’istruzione vista dai giovani del Tavolo Scuola dei GD Prato: ne parla Maria Rita Paratore

Dalla Federazione degli Studenti al Tavolo Scuola: parlaci di questa esperienza, in cosa consiste?

Maria Rita Paratore: Più che di una esperienza, mi piacerebbe parlarti di due esperienze diverse che, proprio in virtù della loro diversità e complessità, si intrecciano e in qualche modo si completano, come due pezzi di un puzzle che messi assieme colgono con più nitidezza l’immagine che vogliono rappresentare. L’associazionismo studentesco è il cuore pulsante che chiunque abbia l’ambizione di parlare di Scuola, istruzione, conoscenza, deve essere in grado di ascoltare e interpretare. Perché? Perché gli studenti sono sognatori per natura, inseguono l’Utopia di una Scuola al centro della società e hanno sete di vederla realizzata sotto i propri occhi, e fanno proposte, vogliono cambiare il mondo: alternanza scuola/lavoro, caro libri, wifi libero, lingua cinese, ripetizioni gratuite. La Federazione degli Studenti è questo, appunto, come ci ricordava Marta Logli nella scorsa intervista.  E non è un caso che molte di queste proposte le abbiamo portate avanti insieme al tavolo scuola. Il Tavolo Scuola dei Giovani Democratici ne è sia la premessa che la conseguenza: il punto da cui partire per ascoltare le esigenze di chi la scuola la vive tutti i giorni, studenti, insegnanti, il punto da cui partire per saperle interpretare nel mondo, nella nostra città, Prato. Siamo dei sognatori pragmatici, con l’ambizione di vedere la scuola, la conoscenza, come lo strumento primario capace di cambiare la nostra società. È la Scuola Pubblica il luogo in cui, secondo noi, ci deve essere una vera e propria tutela, coltivazione e ricerca dell’umano. È la Scuola Pubblica che deve essere la premessa per la società, ne deve essere la guida, soprattutto nei momenti di difficoltà. E questo richiede la sinergia indispensabile di tutti gli enti che lavorano nella scuola e per la scuola: studenti, docenti, dirigenti, ma anche e soprattutto enti pubblici. È proprio in questa direzione che vanno i due progetti che proprio in queste settimane stiamo partorendo con il tavolo scuola: una scuola aperta sempre, anche dopo l’orario extrascolastico che sia punto di incontro non solo per lo studio ma anche spazio per la creatività. E, se è vero che abbiamo l’ambizione di vedere Prato come una città europea, come punto Erasmus, vogliamo una scuola pubblica che sia europea, che si apra di più a scambi culturali e viaggi di istruzione all’estero, con l’ambizione (e forse un pizzico di pretesa) che sia un vero e proprio servizio per tutti, soprattutto per quegli studenti in difficoltà economica.  Dicevo prima che le due esperienze nella Federazione e nel Tavolo Scuola sono diverse, come si può notare, la prima ascolta e interpreta le esigenze degli studenti, il secondo realizza, estende alla città. Ma, io penso che se l’una mancasse all’altra, l’immagine sarebbe sicuramente meno nitida. E mi piace pensare che il percorso di chi si innamora della politica, come è accaduto con me e agli altri ragazzi, parta e inizi dalla scuola, perché ci lega, perché ci rende più umani, perché è impensabile immaginare una società senza istruzione, senza pensiero, senza anima.

A livello nazionale, secondo te, cosa può fare il Partito Democratico per la Scuola e l’Università? Quali sono le urgenze?

M. R. P.: Eh, che bella domanda! Proprio su questo, abbiamo avuto l’onore di confrontarci con Luigi Berlinguer quest’estate alla Festa de l’Unità. Penso che siano due le urgenze della Scuola Pubblica italiana, urgenze che però hanno bisogno di risposte strutturali. La prima a cui penso è la mancanza di una vera e propria riforma dei cicli scolastici che segua lo studente in tutto il suo percorso scolastico, da quando entra nella Scuola Pubblica a quando ne esce. È un diritto che ad oggi non viene garantito allo studente. Infatti ad oggi le scuole medie sono un crocevia pericoloso che non fa altro che aumentare le nostre percentuali di abbandono scolastico (a Prato siamo al 17,80, cioè quasi 1 su 5 abbandona la scuola). Sarebbe doveroso risolvere questo snodo con la proposta del biennio unitario, per esempio, che vede unificati i primi due anni delle scuole superiori e rimandata la scelta all’età di 15 anni. Supereremmo in questo senso da una parte la dicotomia tra licei e istituti che vede i licei come scuole di seria A e gli istituti di serie B, e garantiremmo una formazione e delle competenze più solide.  La seconda urgenza a cui penso, invece, è che dobbiamo assolutamente ritornare ad essere interpreti delle esigenze dei docenti perché evidentemente la Buona Scuola, i bonus non hanno colmato un reale malcontento che c’è e che non possiamo sottrarci di vedere. Dobbiamo interrogarci su quale sia l’importanza che l’insegnante ha nella nostra società. È un lavoro e un servizio alle generazioni di domani e come tale dobbiamo riuscire a valorizzarlo. Come si fa? Io penso soltanto alla qualità della remunerazione, o agli spazi che la scuola pubblica dovrebbe offrire per poter garantire attività extrascolastiche organizzate in sinergia tra docenti e studenti.    Per quanto riguardo l’Università e la Ricerca la situazione è forse più complessa. Noi abbiamo delle eccellenze a livello mondiale. I dati ci dicono che siamo ottavi nel mondo per numero di pubblicazioni scientifiche e terzi (superiamo gli USA) per capacità di impiegare le nostre risorse. Ma abbiamo solo poco meno di 5 ricercatori per 1000 abitanti, inferiore alla media europea, e riusciamo ad attrarre solo il 2% degli studenti stranieri che decidono di studiare all’estero, e solo il 22% dei ricercatori. È necessario quindi ritornare a finanziare e dare senso al ruolo delle università e della ricerca nella nostra società come quel motore propulsivo che conferisce qualità al mondo del lavoro (iniziamo infatti a parlare di economia della conoscenza), al mondo della politica.

Proprio in virtù di questo, quale pensi che sia il ruolo della conoscenza nella nostra società? Nella politica?

M. R. P.: Penso che la risposta alla seconda domanda siano proprio la Federazione degli Studenti e i Giovani Democratici. Penso che nella vita di ciascuno sia capitato di chiedersi più di una volta cosa avrebbe potuto fare per il mondo in cui viviamo. Un giorno Giulia, una ragazza dell’FdS, mi ha detto che politica significa mettersi nei panni degli altri. E in effetti è così. Infatti c’è chi, come noi, è riuscito a trovare una risposta non banale nella politica, se è vero che politica significa impegno per la polis, per la propria comunità. Anzi, forse, più che trovare una risposta, a formulare bene la domanda e cercare insieme le risposte. E non è banale che l’impegno di tutti noi sia scaturito inizialmente dall’avvicinamento all’associazionismo studentesco, alla Federazione degli Studenti. Perché? Perché la conoscenza è quel filo rosso che ci lega inevitabilmente e ci emancipa e ci fa fare quel salto di qualità che non è mai un punto di arrivo, ma di partenza per altri salti, sempre più in alto. E il potenziale della conoscenza non si arresta qua. In virtù della sua gratuità e della sua complessità, secondo noi Giovani Democratici, riesce a mettere in relazione non solo diversi individui, ma intere culture, in un intreccio sempre più bello, sempre più ricco. E infatti Prato per noi è questo. La immaginiamo con le sue scuole aperte tutto il giorno e a tutti, garantendo così un servizio pubblico (accesso agli spazi, allo studio, alla creatività, al libro), riqualificando al tempo stesso intere aree della nostra città. Capace, inoltre, di accogliere studenti da tutte le parti d’Europa interessati a studiarla come città dell’integrazione, mettendosi a rete con tutto il tessuto della città. Ecco, secondo noi, è questo il ruolo della conoscenza nella società, che passa dalle maglie della politica: il filo rosso che ci lega e ci arricchisce.

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