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LA PRATO INCLUSIVA DEI GIOVANI: FACCIA A FACCIA CON MARIA LOGLI, RESPONSABILE INTEGRAZIONE DEI GD PRATO

Dal tuo punto di vista cosa significa la parola integrazione, al giorno d’oggi, in una città come Prato?

Maria Logli: Se, a livello di conciliazione di norme e culture, Costituzioni e tradizioni etniche, il termine integrazione può essere concepito propriamente come quel processo di ricerca di un unico quadro in cui ciascuno possa collocarsi, riconoscersi e sentirsi tutelato, dal punto vista della popolazione l’integrazione è un percorso più complesso. Esso, infatti, non si realizza nell’assimilazione di una cultura, né nell’uniformitá ed omogeneitá sociale: ha luogo, piuttosto, quando vi è interazione tra le delle comunità e al tempo stesso adesione e senso di appartenenza ad una società più grande, coesa seppur eterogenea. Si parla spesso d’integrazione europea, come processo di comunione delle risorse e condivisione di valori fondanti. Guardiamo ancora più lontano: è evidente la difficoltà e al tempo stesso la bellezza della sfida del presente. In momento storico in cui i mezzi di comunicazione di massa consentono una conoscenza globale e le relazioni internazionali ricercano un diritto che si possa applicare a qualunque individuo senza spogliarlo del suo credo e della sua identità, rispettare le radici e, al tempo stesso, darsi di regole comuni diviene la partita dell’età contemporanea. Ecco, questa partita si condensa nella nostra città. Con le sue oltre 122 etnie, Prato racchiude in sé uno scrigno di culture, lingue e tradizioni che deve aprire e far dialogare, coniugando pluralità e unione. Un mosaico di popoli che imparando ad incastrarsi possono esprimere se stessi e, così, arricchire il concetto di identità pratese, che vogliamo concepire in modo attuale e progressista.
Come viene declinato, nel concreto, l’impegno dei Giovani Democratici di Prato nel campo dell’integrazione?
M.L.: Il 21 Febbraio 2016, dopo il Congresso provinciale dei GD, abbiamo annunciato che avremmo voluto occuparci di integrazione, poiché riconoscevamo in questo tema una delle principali difficoltà e al tempo stesso opportunità su cui la politica, nella nostra città, deve interrogarsi. Abbiamo stabilito, insieme, che un gruppo di ragazzi avrebbe dovuto occuparsi di questo tema nello specifico, tramite un tavolo di lavoro. Concretamente, le nostre attività in questo ambito sono dunque iniziate con una campagna d’ascolto in cui abbiamo coinvolto i Centri di Accoglienza Straordinaria di Pane e Rose, Opera Santa Rita, Consorzio Astir, Arci, le associazioni che si occupano di servizi connessi all’accoglienza, il Sistema di Protezione di Richiedenti Asilo e Rifugiati, le associazioni di migranti che operano per l’integrazione e quelle rivolte ai fedeli di una religione, i comitati cittadini sul territorio e gli esperti, i sindacati, le categorie economiche, le scuole, le università e il mondo della ricerca. Abbiamo cercato di formarci e di raccogliere idee, impressioni e critiche, cosicché potessimo avere quella base conoscitiva empirica senza la quale non ci si può muovere con consapevolezza nel quadro generale, per poi tentare di razionalizzare e mettere a rete queste realtà per la concretizzazione di progetti e lo sviluppo di idee emerse dai percorsi avviati insieme.
Il 21 Febbraio, infatti, presenteremo pubblicamente il documento realizzato grazie a quanto rilevato dal continuo scambio con queste realtà. Abbiamo anche organizzato diverse iniziative formative che aiutassero noi e chiunque fosse interessato ad approfondire temi come la libertà di culto, il diritto di voto, la cittadinanza, la partecipazione dei cittadini comunitari, con il costante aiuto dell’Associazione per il Studi Giuridici sull’Immigrazione, che ci ha accompagnati nella comprensione delle questioni più intricate.
 Quali sono le criticità più urgenti da affrontare, dal vostro punto di vista?
M.L.: Credo che le questioni più urgenti siano da affrontare a livello nazionale: la nuova legge di cittadinanza, l’apertura di nuovi canali d’ingresso regolare per migranti, maggiori finanziamenti al sistema SPRAR, per non parlare della questione della redistribuzione. Prato, con il 18,78% di immigrati sul territorio, risente considerevolmente di un quadro normativo non più attuale. Per quanto riguarda quelli che sono i nostri margini di azione in questo senso, penso che ci sia una differenza tra le attività amministrative e quelle di Partito: se le prime devono agire anche sulle contingenze, le seconde possono ambire ad una maggiore lungimiranza. Poiché noi operiamo nel contesto del Partito, nelle nostre riflessioni cerchiamo di sganciarci dalle risposte di carattere contingente. Un esempio: nella riflessione sul sistema di accoglienza, non ci possiamo preoccupare di proporre dove sistemare i nuovi richiedenti asilo. O, parlando del Macrolotto Zero, non è di nostra competenza indicare chi crediamo debba farsi carico del problema ambientale. O ancora, non saremo noi a svolgere attività nobili come quella del volontariato dei Vincenziani per i corsi di lingua. Tuttavia, grazie alla comunicazione con queste realtà e ad un contatto diretto e costante con le associazioni, possiamo avanzare proposte per un sistema di accoglienza che sfoci direttamente nell’integrazione, creando gli opportuni canali affinché i richiedenti asilo e rifugiati possano essere adeguatamente assistiti ma, al tempo stesso, ottengano gli strumenti che faranno di loro dei cittadini, la cui inclusione va a favore dell’intera città. Possiamo fare una riflessione sugli attori che si occupano di igiene e ambiente, sulla responsabilizzazione e educazione degli abitanti, sul coordinamento di comitati territoriali ed enti pubblici. E, nel terzo caso, possiamo proporre una piattaforma di collaborazione e razionalizzazione dei servizi offerti nell’ambito della lingua, che coinvolgano le associazioni di migranti, le scuole e le università. Indubbiamente, in ogni caso, non possiamo prescindere dalle realtà che si occupano direttamente della questione.
 Quindi avete rapporti con le associazioni: che ruolo possono avere per la città?
M.L.: Prato è una città con una fittissima rete di associazioni. Come ho detto, credo che queste siano fondamentali nella conoscenza e comprensione dei problemi, ed un contatto con loro sia imprescindibile per il mondo politico. Sono un importante strumento di ascolto, per convogliare le istanze e comprendere le difficoltà di chi opera in prima persona nell’ambito dell’immigrazione, ma anche di comunicazione, per raccontare verso quali orizzonti il mondo politico vuole guidare la città, dando luogo ad una riflessione condivisa e partecipata.
In un periodo storico in cui sempre più diffuso è il senso di sfiducia nei confronti della politica, riteniamo indispensabile coinvolgere i cittadini, i comitati, le singole organizzazioni e le realtà associative nelle considerazioni che il Partito porta avanti. Le associazioni, poi, possono costituire il ponte tra migrante e istituzioni: non è da sminuire la difficoltà nel comprendere in tempi brevi i propri diritti e doveri, prendere coscienza dei servizi a cui accedere, capire quali siano passi da fare per la regolamentazione. Un gruppo che ricrei un senso d’appartenenza ed accompagni il migrante nel suo percorso di autonomizzazione è fondamentale, e, sebbene non possa sostituire la rappresentanza sancita dal voto, in mancanza di esso si ritiene che quello delle associazioni possa essere un passo intermedio da valorizzare, ed un interessante esercizio di democrazia.
Inoltre il percorso che abbiamo fatto con queste realtà ci ha arricchiti moltissimo: le proposte varie e stimolanti del Comitato Autonomo degli Immigrati Pratesi; l’interpretazione dei luoghi di culto della Onlus dei Pakistani come spazi aperti a tutti, al punto che ci hanno ospitati nella loro moschea per parlare di Europa; l’enorme impegno umanitario e sociale dell’Associazione del Mali; o ancora le bellissime esperienze che Pane e Rose Onlus e Opera Santa Rita ci hanno consentito di vivere con i richiedenti asilo, dalle discussioni sulle attività che vorrebbero svolgere per il loro futuro contribuendo al benessere della città fino alle molteplici iniziative in cui hanno testimoniato le loro esperienze; queste sono solo alcuni esempi del contributo che queste realtà possono dare, arricchendo un percorso politico di elementi trasversali. Tuttavia, è difficile trovare una risposta soddisfacente alle tante esigenze particolari. Per questo crediamo che sia necessaria una piattaforma di coordinamento e collaborazione tra le varie realtà associative e gli enti che si occupano del tema, cosicché siano queste ad operare per una razionalizzazione, al fine di accelerare e rendere più efficace la comunicazione con le istituzioni.
 Come immagini Prato tra 20 anni?
M.L.: Immagino una città che ha vinto la sfida che abbiamo citato all’inizio: immagino Prato come un esempio d’inclusione etnica e sociale; un crocevia di popoli e culture che si esprimono tramite le loro festività, le loro tradizioni e il loro credo negli opportuni spazi, che non siano mimetizzati ma inseriti in armonia con il contesto urbano e storico della nostra città.
Immagino che quell’area che è stata profondamente mutata nel suo tessuto socio-economico dalle migrazioni richiamate dalle opportunità del mercato del lavoro abbia saputo fare del lavoro stesso il principale canale di integrazione e valorizzazione delle competenze dell’altro, munendosi di spirito d’innovazione e confutando le tesi secondo cui l’immigrazione si sopporta, non si governa.
Immagino Prato come un laboratorio europeo, aperto alla ricerca e agli studenti, terreno fertile per la sperimentazione di pratiche d’inclusione e percorsi per la coesione sociale.
Immagino una città che ha saputo investire nel futuro, dunque nella formazione: che sia partita dall’idea di una scuola per combattere il fenomeno dell’abbandono scolastico,
La immagino turisticamente attrattiva ed adeguatamente collegata con l’Area Metropolitana, viva e contemporanea, forte del polo Multiculturale che racconta la sua identità ed esprime la sua unicità nel saper essere 122 mondi e una sola città allo stesso tempo.
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