“Mentre il centro antiviolenza rischia la chiusura, la destra pratese si perde in discussioni ideologiche sul patriarcato”
PRATO, 24 marzo 2025 – “Il vittimismo del consigliere Stanasel fa sorridere. Siamo ormai abituati a questo registro, è lo stesso usato da Meloni e Salvini per coprire i fallimenti del governo,” afferma Martina Cacciato, consigliera comunale e responsabile diritti PD Prato. “Risulta davvero difficile comprendere come si possano usare certe parole, documentate nei video delle Commissioni, quando si parla di un tema drammaticamente serio come la violenza sulle donne. Detto questo, il punto centrale è quello indicato da Francesca Ranaldi, ovvero l’importanza che su questi temi si operi in modo trasversale, senza depotenziare quello che La Nara fa egregiamente da anni. Fare trincea contro i maltrattamenti è essenziale. Ricordo che la stragrande maggioranza delle violenze sulle donne avviene nel contesto domestico. Da qui l’importanza di curare e sviluppare il più possibile percorsi di accoglienza per donne, bambine e bambini. Su questo vorremmo che la destra usasse parole chiare e adeguate, senza fare ricorso a quell’armamentario ideologico che in queste settimane sembra particolarmente in voga tra le loro fila”.
La consigliera PD Matilde Rosati aggiunge: “Il Centro La Nara è un servizio essenziale per Prato e il nostro territorio. La destra, anziché gridare al complotto mediatico, dovrebbe fare una cosa semplice: lavorare con tutte e tutti noi per salvare il Centro. Si attivino presso la ministra Roccella per modificare l’intesa Stato Regioni, come noi stiamo facendo con la Regione Toscana. Il 24 ottobre il Consiglio comunale ha votato un atto importante all’unanimità. Anziché rincorrere i fantasmi della cosiddetta teoria gender o contestare la parola patriarcato, i consiglieri della destra lavorino insieme a noi perché sia data continuità a questo servizio. Le parole usate da un pezzo della destra pratese sono vergognose. Ora dimostrino con i fatti che si è trattato di uno scivolone”.
Il centro antiviolenza, attivo dal 1997, rischia di chiudere nei prossimi mesi per un cavillo burocratico nell’accordo Stato-Regioni del 2022. I requisiti minimi per i centri antiviolenza richiedono alle organizzazioni di perseguire statutariamente in modo esclusivo le attività di prevenzione alla violenza di genere. Il problema nasce dal fatto che La Nara è gestita dalla Cooperativa sociale Alice che segue molti altri settori. Il 24 ottobre scorso il Consiglio comunale di Prato ha approvato una mozione all’unanimità finalizzata a trovare una soluzione che garantisca continuità operativa al centro, considerando criteri differenti basati sulla qualità del lavoro svolto e sulle risorse dedicate. Dalla sua nascita, La Nara ha accolto oltre cinquemila donne: 484 nel 2023, già 450 nel 2024. Numeri che testimoniano la preziosità di questo presidio territoriale che rappresenta un luogo sicuro per le donne vittime di violenza e i loro figli.







