Carceri, Cacciato (PD): “Non si può morire in carcere”

PRATO, 28 ottobre 2024 – “Non si può morire in carcere. Oggi alla Dogaia si è tolto la vita un uomo di 50 anni, originario di Pistoia, in detenzione a Prato da marzo di quest’anno e con fine pena previsto nel 2030. Questo tragico evento è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che mettono in luce il degrado e la sofferenza che caratterizzano la vita all’interno di questa struttura penitenziaria. È inquietante notare che, solo un’ora prima del suicidio, l’uomo aveva avuto un colloquio con un educatore e non aveva mostrato segni di disagio. Questo evidenzia la difficoltà di riconoscere e affrontare il malessere psicologico che affligge molti detenuti, spesso invisibile fino a quando non è troppo tardi. Le condizioni di vita all’interno della Dogaia sono allarmanti. La presenza di associazioni e attività ricreative è ridotta al minimo, l’accesso alla biblioteca è off-limits da quattro anni, mancano i volontari per gestire i permessi premio. Senza accesso a programmi educativi e culturali, i detenuti si trovano privati della possibilità di sviluppare una coscienza critica e di prepararsi a un reinserimento nella società. Le carceri dovrebbero essere luoghi di riabilitazione, ma la realtà attuale è ben diversa. La Dogaia, come molte altre strutture penitenziarie, sembra essere più un luogo di punizione che di recupero. La mancanza di supporto psicologico e di attività significative contribuisce a creare un ambiente opprimente, dove la disperazione può facilmente condurre a gesti estremi. È fondamentale denunciare questa situazione e chiedere un cambiamento. Le istituzioni, a cominciare dal Ministero della Giustizia, devono assumersi la responsabilità di garantire alle persone private della libertà personale le risorse necessarie per affrontare la detenzione in modo dignitoso. Solo attraverso un investimento serio in programmi di formazione, supporto psicologico e attività ricreative è possibile sperare in un futuro migliore per i detenuti della Dogaia e, più in generale, per il sistema penitenziario italiano. Non possiamo permettere che la vita dietro le sbarre continui a essere caratterizzata da un tale degrado. È tempo di agire, di alzare la voce e di chiedere una riforma radicale che restituisca dignità e speranza a chi in carcere vive e lavora”.

Lo dichiara Martina Cacciato, consigliera comunale e responsabile diritti del PD Prato.

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